Seminario di Danza Sufi

Seminario di Danza Sufi

Domenica 8 novembre 2020

Evento on-line

Mentre si danza fuori tutto si muove, ma dentro, attraverso un profondo contatto con se stessi e con le proprie emozioni si prova la sensazione di avere delle radici ma allo stesso tempo di volare”. Ferah

Un’occasione per fare esperienza di poderose pratiche della tradizione Sufi, il cui misticismo si fonda su danza, musica, canto, poesia e ricerca dell’estasi attraverso meditazioni individuali e di gruppo.

La danza è una delle rare attività umane in cui l’uomo si trova totalmente impegnato: corpo, cuore e spirito. Rivolgeremo l’attenzione all’ascolto, alla meditazione, al cuore e alle emozioni, al piacere di danzare insieme e di condividere ritrovando leggerezza. E’ una danza di presenza e centratura, che porta benessere e pace.
Musica dal vivo, a cura di Tito Rinesi e Piero Grassini: eseguiranno musiche  e canti, sui testi dei più conosciuti santi e poeti del sufismo, presenti nel cd Dargah.
Questa meravigliosa tradizione musicale, racchiude anche un effetto
terapeutico, risultato di uno studio secolare condotto in passato con l’intento di unire
al sentimento spirituale il benessere fisico e mentale di chi partecipa all’ “audizione
mistica “: il Semà .
Non sono richiesti requisiti di alcun tipo per poter partecipare. Questo seminario è adatto sia per persone che già praticano la danza Sufi sia per coloro che faranno esperienza per la prima volta.
Cosa portare:
tappetino, cuscino, sciarpa colorata, abbigliamento comodo “colori a libera scelta” (maglietta a maniche corte o lunghe, pantaloni lunghi morbidi e per le donne una gonna lunga se lo desiderano), calze, acqua e del cibo leggero.
Si consiglia di fare colazione almeno due ore prima del laboratorio, da evitare il latte e i suoi derivati.
Per ulteriori informazioni e prenotazioni:
Francesca 3923483634
Salvatore 3291649237 OROINCENTRI
oroincentri@hotmail.it
BIO
Francesca Ferah Dalla Bernardina
Sufi & Mystic Dancer e ideatrice di Soul Circle. Le sue origini sono biculturali, è nata a Brescia, suo padre è di Verona e sua madre di Mostar. L’incontro tra Oriente e Occidente fa parte della sua vita da sempre e questa sua consapevolezza l’ha portata molto a viaggiare tra i due mondi. Nel 2013 si trasferisce a Istanbul, ponte tra Oriente e Occidente, dove incontra il Sufi Master, musicoterapeuta, etnomusicologo, compositore e poeta il Dr. Rahmi Orüç Güvenç, educato al sufismo e onorato con il titolo di shaikh (anziano) in diverse comunità Sufi. Francesca conosce così la danza Sufi “Semà”, studia e si appassiona a Rumi e al Sufismo. Guardandosi indietro Francesca scopre che questa danza è sempre stata parte di lei, a partire dalle sue origini: la madre è bosniaca di un villaggio vicino a Mostar, dove esiste il Blagaj Tekija, un antico Monastero Derviscio risalente al periodo dell’Impero Ottomano. Il Maestro Orüç Güvenç. scomparso il 5 luglio 2017, ha usato spesso l’immagine della “carovana”: la carovana di musicisti, di ricercatori e danzatori continua a vivere nel mondo con la forza della musica, delle canzoni della steppa, della danza degli sciamani e dei dervisci, della poesia mistica di Rumi e delle sacre canzoni (Ilahiler) dei Sufi. Anche Ferah è parte di questa carovana e fa rivivere la tradizione Sufi nel nostro paese. Nel 2014, durante i 99 giorni e 99 notti di Semà, Il Sufi Master Orüç Güvenç ha donato a Francesca il nome Sufi Ferah, che significa “tranquillità.
 

Piero Grassini

Suona sia l’oud turco che quello persiano, oltre al tar, al mandolino, alla chitarra acustica e al pianoforte. Nel corso degli anni ha approfondito lo studio e la ricerca nel campo della musica popolare italiana e medio-orientale, con l’intento di valorizzare il patrimonio di musica e danza che accomuna queste culture diverse. 

Da parecchi anni pratica lo studio della tradizione musicale persiana con il musicista iraniano Pejman Tadayon, con il quale ha suonato in diversi concerti e spettacoli, tra cui quello che presentava le assonanze tra San Francesco e Gialal-ad-Din Rumi. 

Studia la lingua persiana  allo scopo di tradurre in lingua italiana la poesia mistica sufi.  

Tito Rinesi

Musicista polistrumentista e compositore per cinema, teatro, televisione e multimedia in genere, canta, e suona gli strumenti etnici a corda, come il bouzouki, il saz, il djoura, la chitarra acustica e poi l’harmonium, il daf, e il santur.-   

Dagli anni ’80 si è indirizzato verso lo studio e l’approfondimento delle tradizioni musicali orientali (principalmente l’India) e medio-orientali (principalmente la Turchia e la Persia), in seguito all’incontro con il Pandit Pran Nath, maestro di canto (tradizione Kirana del Pakistan), ma anche maestro di ricerca spirituale dei maggiori esponenti della corrente americana minimalista, come Philip Glass, LaMonte Youg, Steve Reich, Terry Riley etc.) Ha cantato nel Coro Sperimentale diretto dal compositore americano Alvin Curran, nel Coro Barocco del Centro Italiano di Musica Antica e nel coro di canto armonico “ Overtone Memories “ diretto da Roberto Laneri. Ha lavorato come volontario per l’Associazione Italiana di Musicoterapia presso l’Ospedale psichiatrico S.Maria della Pietà di Roma.

La danza dei dervisci, chiamata in turco “Semà” è nata nella confraternita dei Mevlevi fondata nella metà del XIII° secolo dal noto maestro spirituale e poeta mistico Jalāl ad-Dīn Moḥammad Rūmī, conosciuto come Mevlana. Mevlana disse: “ci sono tanti sentieri verso il divino, io scelgo la musica e la danza”. E’ una preghiera danzata, che rappresenta e simboleggia l’unità dell’uomo con l’Universo: una danza circolare in armonia con il movimento della terra, delle galassie, del sole, delle stelle, dei pianeti nel quale il derviscio (chiamato anche semazen) dissolve se stesso in un mondo che non può essere compreso con la mente, ma può essere sentito con il cuore. Un ruotare in senso antiorario ipnotico facendo perno sul piede sinistro, le braccia sono aperte come ali con la mano destra rivolta verso il cielo pronta a ricevere i doni dell’Onnipotente e la sinistra rivolta in direzione della terra, nel gesto di condividere i regali ricevuti da Dio. Il danzatore diventa così un tramite tra la terra e il cielo, il derviscio ha acquistato il significato di “ colui che cerca il passaggio”, che porta dal mondo materiale ad un differente mondo spirituale.
A Konya ai tempi di Rūmī, uomini e donne partecipavano alle cerimonie Semà, anche Kira Khatun, sua seconda moglie, e la figliastra Kira Khatun. Dopo la morte di Rūmī, suo figlio Sultan Veled organizzò l’ordine dei Mevlevi secondo la tradizione islamica e per questo motivo le donne persero gradualmente il loro status e solo gli uomini avevano accesso pubblicamente alla cerimonia. Recentemente ci sono state alcune riforme finalizzate a creare maggiore uguaglianza e in alcune occasioni è consentito anche alle donne di danzare in pubblico
ll Sufismo ha dei valori universali focalizzati sull’accettazione, sul rispetto reciproco e sull’amore, sulla tolleranza e sulla condivisione. <<Queste emozioni sono ciò di cui hanno bisogno oggi le persone, perché dopo aver progredito così tanto nel mondo materiale, hanno iniziato a soffocare in questo e a perdersi. Il Sufismo aiuta le persone nel cammino per raggiungere la luce interiore poiché il Sufismo pone l’anima sopra ogni altra cosa. Ecco perché per il percorso pieno di luce sempre più persone scelgono di sperimentare questa meditazione danzata rivolta all’ascolto, al cuore e alle emozioni>>(Sufi Master Orüç Güvenç).
2020-11-05T10:24:59+01:00 Incontri, Seminari, Senza categoria, Spettacoli|